Il corpo di Don Andrea Santoro, il sacerdote ucciso in chiesa in Turchia nel 2006, sarà traslato ai Santi Fabiano e Venanzio

Il corpo di Don Andrea Santoro, il sacerdote ucciso in chiesa in Turchia nel 2006, sarà traslato ai Santi Fabiano e Venanzio
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Don Andrea Santoro riposerà nella chiesa di cui fu parroco, dalla quale partì per la Turchia. Il corpo del sacerdote fidei donum – ucciso il 5 febbraio 2006 in Turchia, nella chiesa di Santa Maria a Trabzon, dove pregava con la Bibbia tra le mani – verrà infatti traslato nella parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio (via Terni, 92), da lui guidata come parroco dal 1994 al 2000, quando appunto partì per la Turchia. La traslazione del corpo, dal cimitero del Verano alla parrocchia, si terrà venerdì 2 dicembre. Il corpo arriverà nella chiesa di Villa Fiorelli alle 16 e sarà accolto dal cardinale Enrico Feroci, caro amico di don Santoro. Alle ore 18 il cardinale vicario Angelo De Donatis presiederà la celebrazione eucaristica; alle ore 21, poi, è in programma una veglia di preghiera presieduta da don Marco Vianello, oggi parroco a San Frumenzio ma che alla fine degli anni Novanta fu vice parroco di don Andrea ai Santi Fabiano e Venanzio.
Le celebrazioni proseguiranno il giorno successivo. Sabato 3 dicembre, alle 8.30, si terrà la preghiera delle lodi presieduta da don Fabio Fasciani, parroco della chiesa di Villa Fiorelli; alle 10.30 è prevista invece la liturgia eucaristica presieduta da monsignor Massimiliano Palinuro, vicario apostolico di Istanbul, e concelebrata dal vescovo ausiliare della diocesi di Roma Benoni Ambarus. A seguire, il corpo sarà tumulato nella tomba, realizzata ai piedi del grande Crocifisso davanti al quale don Santoro era solito fermarsi in preghiera. La tomba, in travertino bianco e rosso, è stata progettata dall’architetto Patrizia Ruggiero.
Il cardinale Feroci vide il sacerdote fidei donum proprio pochi giorni prima della sua uccisione: don Santoro era infatti tornato in Italia per un breve periodo, e fu il porporato – allora parroco di Sant’Ippolito – ad accompagnarlo all’aeroporto. «Bisogna ricordare le parole che don Andrea disse quando partì la prima volta per la Turchia – osserva il cardinale Feroci –, cioè che sarebbe andato lì per accendere una piccola fiammella, per riattizzarla affinché potesse brillare con maggior forza la luce della fede. Lui davvero ha riacceso questa luce e l’ha portata fino a noi. La sua è una testimonianza di profonda fede nel Signore, perché è arrivato a donare al Signore la propria vita. Era partito dalla parrocchia e ora torna lì, nella sua casa. Davvero ha riconsegnato a noi quella luce antica».
«Riabbracciare il corpo di don Andrea, ai piedi dell’amato crocifisso, dove era solito inginocchiarsi a pregare, sarà un segno tangibile non solo per i suoi figli spirituali – commenta il parroco don Fasciani – ma anche per le future generazioni, perché nei prossimi decenni si possa parlare di un prete romano testimone di un amore senza confini, che ha trasmesso la gioia di non mantenere nulla per sé, donandosi tutto al prossimo e far sì che il seme gettato con la sua testimonianza e il suo martirio non vada perduto».
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