Le ASL decidono i campionati di Serie A e B

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Il Covid-19 torna prepotentemente nel campionato di Serie A e le autorità sanitarie locali hanno la meglio sulle regole che il calcio si era dotato ad inizio della stagione e stravolgono il campionato.

Premesso che la tutela della salute è la cosa fondamentale da tutelare, gli interventi delle varie ASL che bloccano giocatori e squadre se sono ben accetti dal punto di vista della salute creano e non pochi problemi da punto di vista sportivo

Le regole fissate ad inizio stagione prevedevano che in caso di numerose positività nell’ambito delle squadre di Serie A e B, queste avevano una sola possibilità di chiedere il rinvio della partita. In caso di reiterazione, ovvero di mancata presentazione ad un successivo match, si incorreva alla sconfitta a tavolino ed alla penalizzazione. Ci sono stati molti casi di squadre decimate che si sono presentate in campo comunque. L’esempio lampante è il Frosinoine che nella sfida casalinga con il Pordenone del 27 dicembre si presentò in campo con solo 14 giocatori. Oltre agli 11 da mandare in campo in panchina aveva un solo giocatore di ruolo e due portieri (all’epoca il campionato primavara era fermo e non era possibile integrare la rosa).

La sentenza del Consiglio di Garanzia del Coni ha invece stabilito che “In pandemia la decisione finale spetta all’autorità sanitaria” per cui si sono di fatto esautorate le autorità calcistiche.

Prima di questa decisione le squadre colpite dal covid si erano dovute presentare comunque in campo, non potendo contare su tutta la rosa mentre dopo hanno potuto giovare del rinvio grazie all’intervento delle ASL.

Questa situazione di disparità, non nuova nel mondo del calcio, va ad incidere sul campionato. Squadre, ad esempio, in lotta per non retrocede non possono contare sulla contemporaneità delle partite consentendo a quelle che dovrano recuperare di trovarsi in una situazine di potenziale vantaggio. Lo stesso dicasi per la corsa al titolo ed alle qualificazioni delle coppe europee.

La lotta per non retrocedere, per le promozioni, per la conquista di titoli o piazzamenti alle competizioni Uefa, hanno forti valenze e interessi economici che in questo momento non sono tutelati. Gli “interventi” delle autorità sanitarie, utili per la salute di tecnici e giocatori, allo stato attuale stanno impedendo lo svolgimento “corretto” dei campionati .

 

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