Pandemia, difficoltà economiche, problematiche sociali. Il pensiero del presidente della provincia di Frosinone Antonio Pompeo

La pandemia, le difficoltà economiche e le problematiche sociali. Il pensiero del presidente della provincia di Frosinone Antonio Pompeo
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Antonio Pompeo, nato il 7 settembre 1971 a Frosinone è Presidente della Provincia di Frosinone e Sindaco di Ferentino, città in cui vive. Inizia il suo impegno civile inizia nel mondo dell’associazionismo e poi si iscrive al movimento giovanile della Democrazia Cristiana. Nel 2001 viene eletto per la prima volta come consigliere di opposizione nelle file del Partito Popolare e due anni dopo risulta il primo degli eletti della Margherita. Ha ricoperto l’incarico di assessore alla Cultura, Turismo, Affari generali, Sport e Spettacolo nell’amministrazione Fiorletta.

Durante il suo mandato ha organizzato, insieme alle associazioni, manifestazioni diventate eventi di grande successo come ‘Ferentino è’, ‘Ferentino Gospel’ e ‘Sport e Solidarietà’.

Nel 2013, dopo la vittoria delle primarie del centrosinistra, si candida a sindaco di Ferentino e viene eletto. Nel 2018 la candidatura al secondo mandato lo conferma alla guida del Comune.

Dal 12 ottobre del 2014 è presidente dell’Amministrazione provinciale di Frosinone: dopo i primi 4 anni alla guida di palazzo Jacobucci è stato riconfermato presidente nell’ottobre 2018.

E’ presidente dell’Unione delle Province del Lazio ed è membro dell’Upi nazionale: proprio in questo ambito sta lavorando con impegno per la revisione della legge 56 sul riordino delle Province.

In questo difficile momento storico, viste le difficoltà che ogni giorno si acuiscono con il perdurare della pandemia, abbiamo posto alcune domande ad Antonio Pompeo, nella duplice veste di presidente della provincia di Frosinone e di sindaco di Ferentino.

 

Presidente Pompeo la provincia di Frosinone si compone di 91 comuni con circa 488 mila abitanti. Nei periodi del lockdown i cittadini come hanno vissuto le restrizioni? Sono stati rispettosi delle regole?

La nostra provincia non ha costituito un’eccezione rispetto a quanto accaduto a livello nazionale. Abbiamo avuto qualche città con dati più preoccupanti di altri ma, sostanzialmente, i cittadini hanno rispettato le regole adeguandosi alle normative per il contrasto alla diffusione del virus. Merito anche dei sindaci che, soprattutto in questo periodo difficile, hanno dimostrato di essere ‘sentinelle attente’ sui loro territori ma anche ottimi amministratori nell’utilizzo di nuove tecnologie digitali per raggiungere le famiglie e gestire le emergenze quotidiane.

L’economia della provincia di Frosinone si basa fortemente sul turismo, sull’agricoltura e sul commercio, in particolare sulla ristorazione. Quali problemi ha aggravato la pandemia? Ci sono state chiusure di attività?

Come in tutto il nostro Paese, del resto. Le attività commerciali e di ristorazione hanno risentito fortemente delle chiusure e delle limitazioni imposte dagli enti sovraordinati per contrastare la diffusione del virus: purtroppo gli elevati livelli di sicurezza imposti dal Governo centrale per far fronte alla pandemia hanno prodotto effetti pesanti sul tessuto economico e imprenditoriale della nostra provincia, da sempre a vocazione industriale e turistica. Ma è innegabile che la salute sia assolutamente la priorità.

Quali iniziative ha posto in atto la Provincia in favore dei Comuni per aiutare i cittadini in difficoltà?

Come Amministrazione provinciale ci siamo attivati sin dai primi momenti dell’emergenza per essere accanto non soltanto alle strutture sanitarie e ai malati – abbiamo donato 40.000 euro alla Asl di Frosinone per l’acquisto di ventilatori polmonari oltre a telefoni cellulari per mettere in contatto i familiari con i pazienti ricoverati – ma anche ai più indigenti. Con il fondo ‘Provincia solidale’, infatti, abbiamo devoluto risorse e buoni pasto dei dipendenti alle Caritas del territorio e alla Croce Rossa Italiana proprio per aiutare persone e famiglie in difficoltà. Abbiamo fornito mascherine speciali all’Ente nazionale sordi di Frosinone, al quale proprio in questi giorni devolveremo risorse per l’apertura di una sede nel capoluogo. Ma, in generale, tutte le Amministrazioni comunali hanno fatto la loro parte in questo terribile periodo.

La pandemia sta creando e probabilmente creerà ancora di più problemi economici alle persone. A ciò si aggiunge un possibile aumento della disoccupazione di per sé già a livelli alti nella provincia. Frosinone, Ferentino, Anagni, Piedimonte San Gemano e Cassino sono i comuni della provincia con la maggiore concentrazione industriale. Come pensate, in qualità di Provincia, di limitare queste ed altre problematiche che potrebbero far aumentare il malcontento sociale e scaturire in forme violente di protesta?

C’è una sola strategia vincente contro un’emergenza che da sanitaria è diventata ben presto sociale ed economica: fare fronte comune. È questa la modalità per difendere da un attacco terribile la nostra economia, i livelli occupazionali già fortemente compromessi e tutto il sistema sociale che, nonostante tutto, ha mostrato una buona tenuta. Chiaro è che al Governo centrale chiediamo non soltanto sostegno in termini di risorse ma, soprattutto, considerazione al livello istituzionale e governativo. In questo senso va la battaglia che come presidente di Upi Lazio sto portando avanti insieme ai presidenti delle altre Province d’Italia per una legge di riordino degli enti locali.

A Ferentino sorge la cittadella dello sport del Frosinone. Un gioiello che credo il suo comune vada fiero. Lei all’epoca era già Sindaco del Comune di Ferentino, ricorda come mai questa scelta ricadde sul suo comune?

Il dialogo, la rapidità nel recepimento del progetto, l’esistenza di un’impiantistica di livello e l’incisiva azione del Comune di cui sono tuttora sindaco hanno fatto in modo che Ferentino venisse scelta come ubicazione perfetta per un’infrastruttura come la Cittadella dello sport. Abbiamo saputo cogliere l’occasione giusta, al momento giusto e con il giusto impegno e lavoro per creare, in città, tutto un indotto legato a questa struttura. Come sindaco è stata una delle grandi soddisfazioni nel primo mandato.

Presidente, lo stop del campionato di serie B e la successiva ripartenza, a porte chiuse, oltre alla società di calcio ha portato danni anche all’indotto?

Chiaramente sì. Il Frosinone Calcio è una delle eccellenze di questa provincia e spegnere i motori della squadra, delle competizioni e del tifo, particolarmente sentito qui da noi, ha significato, inevitabilmente, fermare tutto l’indotto, dal merchandising al marketing, dalla ristorazione alla ricettività turistica. Tutti speriamo si possa ripartire quanto prima.

Quando c’è stata la possibilità di far accedere sugli spalti un numero limitato di spettatori il Frosinone Calcio ha pensato bene, per prevenire ulteriori contagi, di non dare questa possibilità. Secondo lei è stata una scelta giusta quella del Presidente Stirpe?

Assolutamente. Sicurezza e salute sono elementi imprescindibili non solo per un amministratore ma anche per un imprenditore che tiene al proprio territorio. Bene ha fatto il presidente Stirpe a decidere di vietare l’ingresso sugli spalti: responsabilità e prevenzione sono stati e sono tuttora elementi fondamentali per frenare la diffusione del virus.

Lei, quale presidente della Provincia, ha a cuore le sorti del Frosinone. Immedesimandosi con i tifosi cosa prova a non potere seguire e tifare dagli spalti la propria squadra?

I tifosi, per definizione, hanno bisogno del contatto, della presenza fisica nel luogo dove la loro squadra del cuore gioca per vincere. Purtroppo il Covid ha sferrato un duro colpo anche al mondo del calcio, costretto a mettere ‘in panchina’ tutti gli amanti dello stadio. Ma sono fiducioso che torneremo presto ad applaudire e a guardare i nostri beniamini dagli spalti dello Stirpe.

La scorsa stagione il Frosinone ha sfiorato la promozione nella massima serie, quest’anno ci riprova, anche se i competitor sono molti. Cosa hanno significato dal punto di vista economico e turistico per l’hinterland di Frosinone i due anni in cui la squadra ha militato in serie A?

Un evento epocale direi. Un simbolo della Ciociaria che funziona, che attira risorse, attenzione e turisti, che mostra il suo lato migliore, insomma. Sono state due stagioni intense, in cui l’intero territorio ha avuto, finalmente, l’occasione di valorizzare le sue eccellenze, grazie ai riflettori puntati non soltanto sul capoluogo ma in tutta la provincia, con strutture che hanno ospitato squadre di serie A ed eventi legati al campionato. Senza dubbio ci meriteremmo un bis.

Come procede il piano vaccinazioni nella provincia di Frosinone?

La nostra Asl è perfettamente in linea con il resto del sistema sanitario, grazie a una gestione attenta, efficiente e responsabile dell’emergenza Covid. Abbiamo abbondantemente superato le ottomila inoculazioni di vaccino e grazie al costante dialogo tra azienda sanitaria, istituzioni e forze dell’ordine siamo riusciti a mettere in campo un’azione efficace per evitare altre e più pesanti criticità oltre a quelle già causate dall’emergenza. È così che dobbiamo continuare: facendo fronte comune perché la salvezza significa ripresa di un intero territorio. E, per restare in tema calcistico, giochiamo tutti nella stessa squadra!

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