Franco Selvaggi ricorda Paolo Rossi, suo amico e compagno nel trionfo di Spagna ’82

ricordo di Paolo Rossi da parte di Franco Selvaggi.
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Di Paolo Rossi si è detto e parlato a tutto tondo non appena si è appresa la triste notizia della sua morte. Come solito per certi personaggi che hanno dato, nel loro campo, lustro all’Italia, si parla solo post mortem, raramente prima.

Abbiamo chiesto un breve ricordo ad un suo compagno di nazionale con il quale ha vinto il mondiale del 1982, Franco Selvaggi.

Selvaggi, nato a Pomarico (MT), 67 anni, nella sua carriera calcistica, ha avuto, tra l’altro, l’onore di far parte della nazionale azzurra che vinse il mondiale di Spagna ’82, trascinata da Paolo Rossi, che alla fine conquisto anche il titolo di capocannoniere del torne (propedeutico alla conquista del Pallone d’Oro).

La notizia della morte di Paolo, afferma Selvaggi, è stato per me un colpo al cuore, come credo abbia colpito allo stesso modo milioni di italiani. Un ragazzo serio, solare, umile, sempre felice con quel suo perenne sorriso sulle labbra, disponibilissimo con tutti. Mai una riga fuori posto. Il trionfo ai mondiali del 1982 è stato sicuramente l’apice della sua carriera, ma, nonostante questo, i suoi principi e la sua vita dopo non sono mai cambiati.

Dobbiamo principalmente al lui la vittoria del mondiale – continua l’ex attaccante di Roma e Inter – e nonostante ciò il suo modo umile e schivo non lo ha mai portato a farsene un vanto. Il suo mito è iniziato prima del mondiale ed è andato via via rafforzandosi, senza mai sopirsi. Anche questa è la differenza tra lui e altri calciatori la cui popolarità è durata al massimo il periodo che hanno calzato gli scarpini oppure perché assorti alle cronache per le loro bravate fuori dal campo. Non ricordo mai una polemica, una frase fuori posto, un comportamento sopra le righe, questo è Paolo Rossi.

Più volte a Paolo è stato chiesto del perché non abbia alzato la voce contro la sentenza ingiusta del calcio scommesse, ma lui, rispecchiando il suo carattere, subi la condanna e rimase in silenzio, chiudendosi in se stesso.

Un uomo e un giocatore d’altri tempi, conclude Selvaggi, che saluta cosi l’amico: Ciao e grazie per avermi concesso di essere tuo amico. Il tuo ricordo è per sempre, come per sempre ti porterò nel mio cuore.

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